Forse tutto sta a sapere quali parole pronunciare, quali gesti compiere, e in quale ordine e ritmo, oppure basta lo sguardo la risposta il cenno di qualcuno, basta che qualcuno faccia qualcosa per il solo piacere di farlo, e perché il suo piacere diventi piacere altrui: in quel momento tutti gli spazi cambiano, le altezze, le distanze... Ma bisogna che tutto capiti come per caso, senza dargli troppa importanza, senza la pretesa di star compiendo una operazione decisiva...
Learning to fly
ovvero, ma allora che ne parliamo a fare?
riassunto delle puntate precedenti:
febbraio/marzo: alitalia sta per essere venduta ad air france. i perfidi galli ci si portano a casa, aerei, piloti, hub e debiti.
non ci piace, orgoglio tradito: e che, vogliamo perdere l'ITALIANITA'?!?! (occorrerebbe definizione)
invece di levarsi un wagneriano coro di "sticazzi!!", il pubblico plaude
air france esce dalla porta
giugno, luglio, settembre: si forma la CAI (evitare ironie sugli acronimi, please). il consorzio, formato GUARDACASO da imprenditori italiani sì, ma pure titolari di concessioni statali di vario genere (autostrade, telecomunicazioni, ecc. ecc.) come dal macellaio: butta le interiora (i debiti, che si accollano gli italiani) e compra la ciccia (la compagnia, svuotata di buona parte del personale e con la restante parte rifirmata con contratti più vantaggiosi - per la compagnia, of course).
naturalmente però c'è bisogno di qualcuno che sappia come cavolo si gestisce una compagnia aerea, ovvero "looking for know how":
air france rientra dalla finestra
preveggenza: tempo 4-5 anni air france (e/o lufthansa) si comprano quel che resta della cai
riassunto:
1. air france compra a meno un prodotto migliore (senza debiti e con meno personale)
2. un gruppetto di sovvenzionatori governativi presta dei soldi allo spot "ho salvato l'alitalia" (forzatamente, a rischio di concessioni): lo riavranno tra 3-4 anni quando rivenderanno al partner straniero, con un ragionevole tasso d'interesse (pardon, margine, lapsus)
3. noi paghiamo i debiti. ma vuoi mettere, abbiamo salvato l'onore patrio!
Astronomy domine
ovvero, t'ho votato, ma mi sono sbagliato. non ti sei dimostrato un politico degno di fiducia
t'ho dato la mia preferenza, e tu mi fai la multa perchè vado a battone? ...ce l'avevo il sospetto che non me la contassi giusta..
Il clarinetto
vado sul sito del corriere, e trovo la russa e maroni in costume per il remake trash di armageddon con alvaro vitali nella parte di ben affleck
no, invece leggo, sono vestiti così perchè sono andati a pilotare un aereo per un giorno
24 ore da top gun
cazzo, com'erano belli i tempi quando non c'era facebook e si poteva vincere un ministero con i punti dell'agip
I don't like mondays
ovvero: sto per amare josè mourinho
sono juventino, in inghilterra mi piace l'arsenal e nella finale contro il porto tifavo monaco
però
un giorno qualcuno mi ha detto che quando due persone si incontrano, al primo sguardo, immediatamente, senza che nessnuno dei due lo sappia o lo faccia volontariamente, si stabilisce un rapporto di forza
e poi questo rapporto lo riconoscono entrambi. lo sai tu, e lo sa l'altro
chi comanda, chi sta sotto
chi tiene la pistola chi scava.
ora, i giornalisti sportivi, italiani e di tutto il mondo, non c'è differenza, hanno questo strano rapporto con i giocatori o gli allenatori: sanno che la gente ama più i protagonisti di chi li racconta, e gli stessi protagonisti sono ricchi, famosi, importanti, alla gente interessa quello che dicono. godono dell'attenzione di tutti.
però i giornalisti, in ogni atteggiamento e interlocuzione, conservano quella convinzione di fondo: sei un povero cretino, che a malapena sa leggere e scrivere. vivi in un mondo fantastico in cui puoi avere tutto quello che vuoi, e tutto questo lo hai ottenuto magari solo perchè tratti bene una sfera di cuoio gonfiata. io invece sono colto, ho studiato, sono meglio di te, eppure non mi caga nessuno.
così, appena ne hanno la possibilità, si sfogano con sottile sarcasmo, a soddisfare quell'invidia sottaciuta eppure sempre presente: amico mio, oggi devi difenderti, oggi scavi tu. oggi godo io.
poi arriva invece mourinho che, in un mondo di semianalfabeti, sembra un intellettuale dell'ottocento.
e dice "io sono il migliore, sono sicuro di me, lavoro bene, e infatti vinco sempre. quindi dovete trattarmi come dico io"
e lo sa che i giornalisti per questo ribaltamento di prospettive lo odiano. appena sarà il suo turno, sai quanto godranno di più ad accanirsi sul suo corpo sfatto.
lui lo sa. eppure, dice comunque "qui comando io"
ecco, c'è gente che cambia l'ordine naturale delle cose. rischiando, anche.
come questo qui

cantona, non il tifoso coglione
ps: mi direte "ma come, dopo tutto questo tempo senza lasciare traccia, torni, e non dici niente"
esatto
ps2: "le donne a volte sai sono scontrose, oppure han voglia di far la pipì"
WHERE HAVE ALL THE FLOWERS GONE
perchè mi piace essere criptico
riscrivo dopo mesi, e con questi due link (che sono legati tra loro da un unico passaggio logico)
numero 1: www.youtube.com/watch
numero 2: www.youtube.com/watch
vi vorrei parlare di:
1. festival di cannes
2. giovinezza
3. sentimenti
4. fiducia
e tante e tante e tante altre cose (colazioni a campo de' fiori comprese)
se ancora è rimasto qualcuno a leggere il blog, provate ad inserire nei commenti le vostre ipotetiche spiegazioni
WHERE HAVE YOU BEEN LAST NIGHT
segni di vita. è un po' che non lascio più mie tracce
però prometto che tornerò, offrendovi in anteprima un po' di cose che ho in mente
(almeno una sceneggiatura e un libro che dovrebbe intitolarsi "la famiglia corleone e il management aziendale")
a ho anche aggiunto la mia mail, per chi voglia scrivermi..
LA STORIA SIAMO NOI
ho appena scoperto di aver assistito all'ultimo concerto della storia dei Karate, un anno e mezzo fa. dispiace, ma almeno posso dire "Io c'ero"
ed ecco le prove (che fosse l'ultimo concerto, non della mia presenza...)
NAPOLEON SAYS
Enormi lavori in corso...
NOTHING ELSE MATTERS
avrei voluto intitolare il post "A perfect circle", in deroga alla regola che mi impone di intitolare tutti i post con nomi di canzoni. l'avrei fatto però perchè qui di un cerchio si tratta, di un cerchio che oggi si chiude; e pensavo che quando la figura la vedi tutta insieme, finalmente capisci anche il senso della curva.
accade che in 11 mesi e una settimana, riesci a capire che tutto l'universo delle possibili storie sono poi, stringi stringi, infinite declinazioni di pochi luoghi comuni - la maggior parte dei quali già sentite miliardi di volte, e scoperte ogni tanto nei racconti dei grandi narratori di cinema, teatro e letteratura.
ora, non è qui che si raccontano gli episodi, non è questa la sede per esporre i fatti. al più, qui si discorrerà del senso. e il senso è che il cerchio, a vederlo così, fresco fresco e appena dipinto, sembra perfetto e freddo.
ma mi pare di capire che la mia percezione è inquinata dal fatto che dal cerchio ne sono rimasto fuori. forse da dentro sembra rassicurante, meraviglioso o molto naturale
WAR
io non sono di Napoli. ci ho vissuto per qualche anno, durante l'università, ma non sono nato lì
eppure ci sono molto legato, e non solo per aver abitato a via Vico per qualche anno. è una città con cui ho un rapporto viscerale, forse perchè mi somiglia molto in tanti pregi e in altrettanti difetti. e quindi mi fa male, molto, vederla così com'è ora
c'è ormai una vera letteratura sulla città nata dove la sirena muore. napoletanisti antichi e nuovi, storici e giornalisti, grandi vecchi e giovani anziani, e la cosa interessante è che nessuno ormai prova a trovare una soluzione, ma tutti si sforzano di capirla, questa splendida donna sfregiata dalla scabbia, ustionata dal sole, con le estremità in cancrena per la sua stessa capacità di sopportare tutto.
napoli è una città strana, in cui da sempre lo stato non c'è, in cui il passaggio dal dominio feudale dei principi e dei cardinali al razionalismo francese delle regole oggettive e, appunto, NORMAlizzanti non c'è mai stato. abituata da sempre a piegarsi, pur senza mai sottomettersi del tutto (senza mai cioè lasciare che tutto lo spettro della propria esistenza finisca sotto il cono d'ombra del potere di turno) al satrapo del momento. e per questo stesso motivo, abituata anche all'idea che la natura non ammette il vuoto, e laddove qualcuno ha lasciato uno spazio, lì ci puoi andare tu a piazzare un carrarmatino del tuo risiketto
napoli è una città strana, in cui la gente si capisce simile solo quando si riconosce tale. vale a dire, non lo pensa in prima di esperirlo che "io ho qualcosa in comune con te". e perciò è la città dei circoli, delle associazioni, delle fazioni, delle classi; è stata anche la città della massoneria, degli ordini monacali e delle sette. similia cum similibus. e gli altri fuori, ma tutti sullo stesso territorio, israeliani e palestinesi che si tollerano fin quando non si toccano.
tenete tutto questo sullo sfondo del quadro, e pensate che succede se lo Stato (o l'amministrazione pubblica in generale) non offre un esempio etico, nè una direzione di sviluppo sociale; la borghesia, unita dalle serate di bridge, lenta espande magmatica i suoi interessi, infiltrandosi in ogni anfratto, senza curarsi della direzione, nè tanto meno della destinazione - sono gli stessi che si lamentano che la metropolitana porta i ragazzi di chiaiano in centro il sabato sera; gli "intellettuali" dell'università presto abbandonano gli ideali studenteschi per preferire l'odore dei libri in una camera chiusa alla puzza del marcio che i loro studi dovrebbero aiutare a pulire; la plebe innocente delle periferie di pasolini, ormai più che cantare Voce 'e notte, spegne la televisione in casa e prova a ripeterla per strada.
e adesso diciamo che:
una classe dirigente infangata fino al petto in questa palude, un giorno, per giustificarsi di fronte alla stessa gente che lo vota solo in forza dei suoi tentacoli di clientelismo, decide una retata in un quartiere
in questo quartiere vivono dei ragazzi prigionieri negli stessi rioni dove vivono, laddove sono imprigionati anche i sogni (che non riescono neppure a nascere, neppure ad essere immaginati) e sono, per quelle stesse sbarre, forzatamente indirizzati all'assunzione da micromanovali della camorra. quello stipendio permette loro di mangiare, di sopravvivere, è spesso l'unica possibilità di sussistenza - anche perchè spesso ti obbligano magari a conservare armi o droga nella tua camera
ecco, se in questa situazione, la madre di uno di questi ragazzi si ribella e lancia le pentole su chi "se n'è sempre fottuto", su chi "fino adesso dov'è stato?", ecco, in questa situazione, chi ha dato l'avvio alla giostra? dove va puntato il dito per trovare il colpevole?
non siamo ancora al collasso, non siamo ancora al limite, ma spero che presto ci si arriverà. perchè l'unica speranza è quella di trovarsi senza più la possibilità nemmeno di respirare, quando la capacità di sopportazione non ha più margine al gioco.
e fino ad allora, stremato, lucido e un po' codardo, penso che avesse ragione Eduardo: "fujitevenne guagliù"
arrivederci, amore ciao
bernardo P.
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